Il libro errante che da voce agli spiriti delle colline.
Scritte dal regista Pupi Avati quelle che seguono sono parole elogiative che danno la carica: “Ho letto il suo libro sui balli e le passioni dei nostri progenitori, saggio curioso ed inusuale che si lascia leggere ed apprezzare, pagina dopo pagina, con la sensazione di disvelare un mondo contadino combattuto tra scuole di pensiero antitetiche. E’ curioso nell’oggi, leggere comportamenti di parroci che vedevano il ballo come strumento di dannazione destinato a sottrarre tante anime al Paradiso…Le sue sono pagine che offrono una particolare rivisitazione dei periodi storici, delle insieme vicende di un’intera regione, un iter talvolta buffo e farsesco, con una prosa che si lascia apprezzare per la scorrevolezza, la rapidità, la semplicità e una vasta aneddotica. Mi rallegro, salutandola con amicizia”.
Ma il libro di Donato Bosca, coautrici Marinella Castagnotti e Giovanna Zanirato, pubblicato da Araba Fenice di Boves con il titolo “Le passioni basse non portano in Paradiso” la “carica” ce l’ha dentro le pagine, nei racconti dei testimoni, nei personaggi che rende protagonisti, dal prete anticonformista don Franco Servetto, anima lunga soprannominato don chilometro, al re dei balli a palchetto, Giovanni Bongiovanni di Treiso, per gli amanti del ballo solo e sempre “Giovanin dër Bric”, al maestro di scuola e di musica Michele Virano, perseguitato dai fascisti in terra astigiana come sovversivo con la fisarmonica.
E’ un libro che ha dentro le pagine lo spirito delle colline, quello che i contadini un tempo chiamavano “fisica”, una sorta di energia che era difficile tenere a freno e di cui gli uomini di chiesa avevano esagerato timore.
Per tutta l’estate il libro si è mosso a passo di danza, argomento di discussione sul Tram Fahrenheit della Fiera del libro in giro per le strade di Torino, poi nel vortice della danza a San Donato di Mango, ad Alba ( libreria Milton), a Lequio Berria, a Roddino, a Diano. Così irrequieto da essere ora nel calendario accademico delle Università Popolari di Asti, Bra, Baldissero, Carrù, Monticello, Santa Vittoria d’Alba, San Damiano d’Asti, Villafranca d’Asti.
Quale sia la ragione prima dell’interesse che il libro sta suscitando in varie località piemontesi lo scrive da par suo Sergio Arneodo sul numero in distribuzione di Coumboscuro: “…Siamo lungo il profilo – tiepido, ma pittoresco – di colli e conche e dossi e casolari e macchia campestre, tra vigne e grani e frutteti, con scarsi richiami di paese e di mondi abitati: Langa di Pavese e di Fenoglio, s’intende, ma soprattutto terra di ondulazioni contro cielo, nettamente libera da pianura e informità…Ognuno di questi “tocchi” descrittivi richiama momenti di vita in Langa: colori quotidiani, esperienze, memorie, avventure, modellati giustamente su quel profilo ambientale ondeggiante che non è soltanto paesaggio, ma è orizzonte di vita vissuta…”.
Per il giornalista Sergio Miravalle, che lo sta leggendo, il libro rinverdisce e risveglia la memoria distratta del nostro presente, soprattutto quando ci ricorda l’eccesso di zelo dei sacerdoti vincolati alla sorveglianza religiosa e all’indirizzo cristiano, tirati in “ballo” continuamente nei discorsi di parte di chi ai momenti di svago al suono di fisarmoniche e clarini non voleva rinunciare, neppure se minacciato di castigo eterno. Esemplare il comportamento della “Selina” di Clavesana che volentieri ripeteva alle amiche l’ammonimento del parroco del paese: “Il ballo lo ha creato il diavolo, andare a ballare è come calpestare la Madonna, c’à l’è mai andaita a balé”.
Sia come sia la condanna del libro sui balli piemontesi messi all’indice è quella di non riuscire a stare fermo, complici anche i fisarmonicisti Franco Boglietti di La Morra e Walter Berruto di Grinzane Cavour. Spinto dai loro virtuosismi si muoverà in inverno e primavera come ambasciatore di una “Langa d’un tempo proverbiale che continua ad autorespirarsi come Langa di oggi”. Lo dice Sergio Arneodo che nel libro sulle “passioni basse” ha visto modellarsi orizzonti di movimento e di attesa colorita.
Ma il libro di Donato Bosca, coautrici Marinella Castagnotti e Giovanna Zanirato, pubblicato da Araba Fenice di Boves con il titolo “Le passioni basse non portano in Paradiso” la “carica” ce l’ha dentro le pagine, nei racconti dei testimoni, nei personaggi che rende protagonisti, dal prete anticonformista don Franco Servetto, anima lunga soprannominato don chilometro, al re dei balli a palchetto, Giovanni Bongiovanni di Treiso, per gli amanti del ballo solo e sempre “Giovanin dër Bric”, al maestro di scuola e di musica Michele Virano, perseguitato dai fascisti in terra astigiana come sovversivo con la fisarmonica.
E’ un libro che ha dentro le pagine lo spirito delle colline, quello che i contadini un tempo chiamavano “fisica”, una sorta di energia che era difficile tenere a freno e di cui gli uomini di chiesa avevano esagerato timore.
Per tutta l’estate il libro si è mosso a passo di danza, argomento di discussione sul Tram Fahrenheit della Fiera del libro in giro per le strade di Torino, poi nel vortice della danza a San Donato di Mango, ad Alba ( libreria Milton), a Lequio Berria, a Roddino, a Diano. Così irrequieto da essere ora nel calendario accademico delle Università Popolari di Asti, Bra, Baldissero, Carrù, Monticello, Santa Vittoria d’Alba, San Damiano d’Asti, Villafranca d’Asti.
Quale sia la ragione prima dell’interesse che il libro sta suscitando in varie località piemontesi lo scrive da par suo Sergio Arneodo sul numero in distribuzione di Coumboscuro: “…Siamo lungo il profilo – tiepido, ma pittoresco – di colli e conche e dossi e casolari e macchia campestre, tra vigne e grani e frutteti, con scarsi richiami di paese e di mondi abitati: Langa di Pavese e di Fenoglio, s’intende, ma soprattutto terra di ondulazioni contro cielo, nettamente libera da pianura e informità…Ognuno di questi “tocchi” descrittivi richiama momenti di vita in Langa: colori quotidiani, esperienze, memorie, avventure, modellati giustamente su quel profilo ambientale ondeggiante che non è soltanto paesaggio, ma è orizzonte di vita vissuta…”.
Per il giornalista Sergio Miravalle, che lo sta leggendo, il libro rinverdisce e risveglia la memoria distratta del nostro presente, soprattutto quando ci ricorda l’eccesso di zelo dei sacerdoti vincolati alla sorveglianza religiosa e all’indirizzo cristiano, tirati in “ballo” continuamente nei discorsi di parte di chi ai momenti di svago al suono di fisarmoniche e clarini non voleva rinunciare, neppure se minacciato di castigo eterno. Esemplare il comportamento della “Selina” di Clavesana che volentieri ripeteva alle amiche l’ammonimento del parroco del paese: “Il ballo lo ha creato il diavolo, andare a ballare è come calpestare la Madonna, c’à l’è mai andaita a balé”.
Sia come sia la condanna del libro sui balli piemontesi messi all’indice è quella di non riuscire a stare fermo, complici anche i fisarmonicisti Franco Boglietti di La Morra e Walter Berruto di Grinzane Cavour. Spinto dai loro virtuosismi si muoverà in inverno e primavera come ambasciatore di una “Langa d’un tempo proverbiale che continua ad autorespirarsi come Langa di oggi”. Lo dice Sergio Arneodo che nel libro sulle “passioni basse” ha visto modellarsi orizzonti di movimento e di attesa colorita.